pianeta cancro - utero e cervice uterina
Cos'è il
tumore all'utero
L'utero è l'organo dell'apparato riproduttivo femminile
destinato allo sviluppo dell'embrione durante la
gravidanza. Ha forma di imbuto rovesciato con il collo,
chiamato cervice uterina, in diretto collegamento con la
vagina, il canale che lo mette in contatto con
l'esterno.
Le pareti dell'utero sono costituite da due strati molto
diversi fra loro: l'endometrio, lo strato superficiale
ricco di ghiandole rivolto verso l'interno della cavità,
e il miometrio, lo strato muscolare esterno.
tumori dell'utero si sviluppano quando alcune delle sue
cellule cominciano a crescere in maniera incontrollata
ed eventualmente a invadere altri organi.
Quanto è diffuso
Nei Paesi in via di sviluppo il tumore cervicale è la
seconda causa di morte per cancro, mentre nei Paesi
Occidentali i metodi di screening come il Pap test hanno
ridotto del 75 per cento sia la frequenza sia la
mortalità negli ultimi 50 anni.
In Italia, se si confrontano i dati degli anni '70 con
quelli attuali, si nota una netta diminuzione dei tumori
dell'utero: da 14 si è passati a meno di 10 casi su
100.000 donne.
Anche in questo caso il vantaggio è dovuto alla
prevenzione e a una migliore igiene della popolazione,
che ha ridotto la frequenza di infezioni genitali, uno
dei fattori di rischio per questo tipo di cancro.
Chi è a rischio
Uno dei principali fattori di rischio per il cancro
della cervice è l'infezione da HPV, il Papilloma virus
umano, che provoca la formazione di papillomi, piccoli
tumori benigni noti come verruche.
Esistono diversi tipi di papilloma virus, capaci di
infettare diverse sedi dell'organismo; alcuni tipi di
HPV infettano preferenzialmente le mucose genitali.
Durante un rapporto sessuale in cui uno dei due partner
è infetto, il contatto fisico tra i genitali può
permettere la trasmissione del virus.
Il contagio è quindi favorito dalla promiscuità sessuale
o da rapporti con partner a rischio e può avvenire anche
se si usa il preservativo, perché le zone colpite
possono essere anche al di fuori dell'area coperta dal
profilattico.
In generale, pochissime delle donne infettate dall'HPV
sviluppano un tumore cervicale: il virus è quindi solo
una delle cause del tumore, ma è una causa necessaria.
Quasi tutte le donne affette da tumore del collo
dell'utero risultano infatti positive per l'infezione da
HPV.
Altri fattori di rischio sono l'inizio precoce
dell'attività sessuale, partner sessuale multiplo,
un'insufficienza immunitaria, che può dipendere da una
concomitante infezione da HIV (il virus dell'AIDS), da
un precedente trapianto o da una malattia come il
linfoma di Hodgkin.
Per quanto riguarda il tumore dell'endometrio, età
avanzata, diabete, disturbi epatici, obesità e
infertilità sono fattori predisponenti.
Una menzione a parte va fatta per gli estrogeni, ormoni
che durante la prima fase del ciclo mestruale stimolano
la superficie dell'utero a ispessirsi per accogliere
l'eventuale embrione.
L'esposizione di una donna agli estrogeni e al loro
stimolo proliferativi durante l'arco della vita fertile
è condizionato dal numero di cicli mestruali a cui va
incontro.
Fattori che aumentano il numero dei cicli mestruali — un
inizio precoce del ciclo, una menopausa tardiva,
l'assenza di gravidanze, cicli mestruali brevi — possono
quindi aumentare la probabilità di sviluppare tumori
endometriali.
In quest'ottica, anche la somministrazione farmacologica
di estrogeni come terapia sostitutiva della menopausa
sembra essere un fattore di rischio. La pillola
anticoncezionale, invece, sembra avere un lieve effetto
protettivo, in quanto oltre agli estrogeni, contiene
anche l'altra classe di ormoni femminili, i
progestinici, che in qualche modo ne controbilanciano
l'azione.
Tipologie
I tumori dell'utero più frequenti sono quelli della
cervice e dell'endometrio.
I tumori cervicali sono classificati in base alle
cellule da cui prendono origine: l'80 per cento è
costituito dai carcinomi spinocellulari, che derivano
dalle cellule epiteliali più superficiali, mentre circa
il 15 per cento è costituito dagli adenocarcinomi, che
derivano invece dalle ghiandole (come indica il prefisso
"adeno") della cervice. Infine il 3-5 per cento dei
tumori cervicali ha un'origine mista: si parla quindi di
carcinomi adenosquamosi.
I tumori endometriali sono tutti adenocarcinomi; il più
frequente, che copre il 75-80 per cento dei casi, è
l'adenocarcinoma endometrioide. Meno frequenti, ma più
aggressivi, sono l'adenocarcinoma papillare sieroso e
l'adenocarcinoma a cellule chiare, che costituiscono
rispettivamente il 10 e il 4-5 per cento di tutti i
tumori endometriali. Nei restanti casi si tratta di
forme miste.
Sintomi
I sintomi di tumori dell'utero sono piuttosto simili tra
loro: sanguinamento anomalo, abbondanti perdite vaginali
(spesso maleodoranti), dolori al basso ventre o alla
schiena, sangue nelle urine, dolore nell'atto di
urinare.
Nel caso del tumore dell'endometrio i sintomi si
manifestano già nelle fasi precoci, mentre nel caso del
tumore cervicale le fasi iniziali sono generalmente
asintomatiche.
Prevenzione
L'unica strategia per fare prevenzione è quella di
effettuare controlli ginecologici regolari.
A partire dal primo rapporto sessuale fino a circa 70
anni di età è necessario fare un Pap test ogni due anni.
Anche in caso di assenza di rapporti sessuali si ritiene
che una donna, a partire dai 18-20 anni, debba
effettuare questo tipo di esame che non provoca né
dolore né lacerazioni.
Da alcuni anni è inoltre disponibile un test specifico
che, combinato al Pap test, consente di individuare la
presenza di DNA virale e quindi di stabilire chi, anche
senza sintomi, è stato contagiato dal virus.
Al momento attuale tale test è consigliato solo alle
donne a rischio (per esempio chi ha avuto rapporti
sessuali non protetti con molti partner). Sarebbe
inoltre opportuno non fumare e cercare di non avere
rapporti sessuali con partner a rischio.
Dal 2006 è in commercio un vaccino in grado di impedire
il contagio da parte di due dei principali ceppi
oncogeni di HPV.
L’Italia è stato uno dei primi Paesi ad avere varato una
legge per fornire gratuitamente il vaccino a tutte le
bambine di 12 anni, che a breve dovrebbe essere recipita
e resa effettiva dai diversi assessorati alla Sanità
regionali.
L’opportunità di vaccinarsi in età più avanzata va
valutata con il proprio medico.
Si stima che la diffusione del vaccino porterà a un calo
importante della mortalità per questo tipo di tumore.
Nel caso del tumore dell'endometrio si può valutare con
il proprio ginecologo l'opportunità dell'assunzione di
estrogeni (terapia sostitutiva o pillola
anticoncezionale) sulla base del proprio rischio
personale.
Come cambia il Pap test
Il Pap test è l'esame di screening oncologico più
"vecchio" (è stato introdotto nella pratica clinica fin
dagli anni '50) e al momento uno dei più efficaci.
È stato stimato che se tutte le donne tra i 25 e i 64
anni effettuassero questo esame ogni 3 anni, i casi di
tumore del collo dell'utero diminuirebbero del 90 per
cento.
Mentre fino a pochi anni fa si riteneva che il test
andasse ripetuto ogni anno, studi successivi hanno
dimostrato che basta un esame ogni due anni o
addirittura ogni tre (questa è la cadenza attualmente
raccomandata dal Servizio sanitario nazionale italiano),
sempre che il risultato sia negativo.
Ciò significa non solo che non vi devono essere
alterazioni tumorali o pretumorali, ma anche che devono
essere assenti infezioni e segni di infiammazione, tutte
situazioni che possono aumentare il rischio oncologico.
Non c'è invece accordo sull'opportunità di interrompere
l'esecuzione del Pap test in età avanzata, in
particolare sopra i 70 anni.
Secondo alcuni esperti statunitensi, che hanno anche
elaborato linee guida in merito, se la donna non ha più
rapporti sessuali e non ha mai avuto risultati
patologici al Pap test, potrebbe interrompere lo
screening.
Secondo altri, invece, è più prudente proseguire,
eventualmente distanziando nel tempo i controlli.
Diagnosi
Come per tutti i tumori, anche per il tumore dell'utero
è fondamentale effettuare la diagnosi il più
precocemente possibile.
Per il tumore della cervice esiste quello che è
considerato forse il maggior successo in tema di
prevenzione oncologica su larga scala: il Pap test, un
prelievo di poche cellule della cervice uterina.
Il campione viene quindi analizzato al microscopio, alla
ricerca di eventuali anomalie nell'aspetto delle
cellule.
Per quanto abbia avuto un impatto fondamentale nel
controllo della diffusione del tumore cervicale, il Pap
test non è sempre preciso: per questo va ripetuto a
intervalli regolari, ricordando che serve anche per fare
la prima diagnosi in caso di anomalie.
In tutti i casi in cui le cellule siano definite
"anomale" è opportuno ripetere il Pap test, oppure
procedere con altre analisi, come la ricerca del DNA
dell'HPV o la colposcopia.
Quest'ultimo esame consiste in un prelievo di tessuto
cervicale sotto la guida di un particolare microscopio
che permette anche di illuminare l'area interessata,
precedentemente trattata con acido acetico, una sostanza
in grado di evidenziare eventuali lesioni.
Nel caso del tumore dell'endometrio la diagnosi si fa il
più delle volte con l'ecografia e quindi viene
confermata da una biopsia (prelievo di tessuto
endometriale attraverso la vagina da esaminare al
microscopio).
Generalmente la biopsia endometriale viene effettuata in
ambulatorio, ma in certi casi può rendersi necessario un
intervento sotto anestesia oppure l'utilizzo di una
sonda a ultrasuoni.
La diagnosi del tumore endometriale
Il carcinoma del'endometrio colpisce il rivestimento
interno dell'utero, e quindi non può essere identificato
col Pap test. Se si presentano sintomi come
sanguinamenti e dolori addominali, il ginecologo
procederà inizialmente con un'ecografia, quindi cercherà
di esaminare le cellule della mucosa uterina.
Le tecniche per fare ciò sono due:
- la biopsia endometriale che consiste nell'introdurre
uno strumento flessibile all'interno dell'utero
attraverso la vagina e quindi prelevare (con un semplice
grattamento) piccole quantità di tessuto che vengono
aspirate attraverso il tubo dello strumento ed esaminate
al microscopio;
- dilatazione e curettage: dopo aver dilatato la cervice
uterina, il canale che collega l'utero con la vagina, il
medico pratica un vero e proprio raschiamento.
Questa tecnica richiede un'anestesia epidurale.
Evoluzione
Nel caso di effettiva diagnosi di tumore dell'utero o
tumore della cervice uterina, è opportuno definirne la
gravità sulla base di una classifica, che suddivide
questi tumori in quattro stadi:
Stadio I: il tumore è confinato alla cervice uterina.
Stadio II: il tumore ha invaso la zona posteriore
dell'utero, ma non ha raggiunto la pelvi (cioè la parte
bassa dell'addome in cui è contenuto l'organo).
Stadio III: il tumore ha invaso la pelvi oppure i reni,
compromettendone il funzionamento.
Stadio IV: il tumore ha invaso la vescica, il retto o la
zona posteriore alla pelvi. Generalmente segue lo
sviluppo di metastasi.
Anche i tumori endometriali vengono classificati in
quattro stadi:
Stadio I: il tumore è confinato all'utero e non ha
invaso la cervice.
Stadio II: il tumore ha invaso la cervice, senza però
invadere zone extrauterine.
Stadio III: il tumore ha invaso la pelvi e i linfonodi
adiacenti, ma non la vescica o il retto.
Stadio IV: il tumore ha invaso la vescica o il retto.
Generalmente segue lo sviluppo di metastasi.
Come si cura
Il trattamento del tumore dell'utero o tumore della
cervice uterina può avvenire con diverse modalità,
spesso accoppiate fra loro.
Chirurgia: nel caso del tumore della cervice è possibile
procedere alla cosiddetta conizzazione, ovvero
all'asportazione di un cono di tessuto in corrispondenza
della lesione.
Questo intervento non compromette la funzione
dell'organo (e quindi consente, ad esempio, di portare
avanti una gravidanza), ma può essere eseguito solo se
il tumore viene individuato molto precocemente. In tutti
gli altri casi, così come nel caso di un tumore
dell'endometrio, si procede alla rimozione di parte
dell'utero o di tutto l'organo (isterectomia) se
necessario.
Nelle forme ancora più avanzate si possono asportare
anche altri organi adiacenti quali i linfonodi, le tube
e, in alcuni casi, anche le ovaie.
Radioterapia: consiste nella somministrazione di raggi
ad alta energia in grado di uccidere le cellule maligne.
Si tratta di una cura del tutto indolore, che ha anche
il vantaggio di coinvolgere non soltanto l'utero, ma
anche le aree circostanti potenzialmente invase dal
tumore.
La fonte di raggi può essere sia esterna che interna; in
questo secondo caso si parla di brachiterapia, una
tecnica molto recente che prevede l'inserimento
nell'utero della paziente di piccoli ovetti che emettono
raggi.
La possibilità di sottoporsi a radioterapia permette ad
alcune pazienti di preservare il proprio apparato
riproduttivo e di non precludersi quindi l'opportunità
di avere dei figli.
Chemioterapia: in genere si somministrano per via
endovenosa farmaci come cisplatino e paclitaxel, in
grado di raggiungere tutti gli organi attraverso il
sangue.
La chemioterapia è fortemente consigliata per tutti i
tumori superiori al primo stadio, per diminuire il
rischio di successive ricadute..